La storia di Hermann Everhart

Da una base della Corsica, verso mezzogiorno di quel mercoledì 21 marzo 1945, l’aereo del comandante Everhart, canadese residente in California, con altri 5 membri d’equipaggio, si involò verso Campo di Treus, in provincia di Bolzano. Scopo della missione: colpire ponti e strutture ferroviarie per impedire rifornimenti ai tedeschi. Terminato l’attacco e sganciato il carico, la contraerea nemica centrò il motore destro del bombardiere.

Il comandante Everhart, più di 60 missioni al suo attivo, dopo aver disinserito il motore, cominciò a perdere gradatamente i contatti con la squadriglia e più tardi anche con un “caccia” P47, che tentava di scortarlo ma che dovette poi desistere a causa di problemi di carburante.

L’aereo scendeva visibilmente di quota e i militari iniziarono a prepararsi per il lancio con il paracadute, mentre il capitano e il navigatore tentavano di stabilire la rotta per raggiungere la neutrale Svizzera. Sorvolati il Brenta e l’Adamello, giunsero nei Grigioni, dove il mitragliere di coda e l’operatore, si prepararono per il lancio, atterrando poi a Vico Soprano.

Poco dopo il B25 sorvolava il lago di Como, rientrando più tardi in Svizzera e cercando nel contempo la possibilità di un atterraggio di fortuna.

In seguito, dopo aver gettato dall’aereo le mitragliatrici e tutto ciò che si poteva, erano il motorista Scheetz e il navigatore Falk a lanciarsi nel vuoto. 
I due osservarono l’aereo allontanarsi, sempre più a bassa quota, verso il Malcantone e l’Italia. Con ormai due sole persone a bordo, il bombardiere stava sorvolando il paese di Curio (Malcantone) quando il pilota e il copilota decisero di lanciarsi. Purtroppo il paracadute di Colloway non si aprì correttamente e l’ufficiale si schiantò su una collina fuori paese.

Si aprì invece regolarmente il paracadute del capitano Everhart che il vento spingeva verso il letto del fiume Tresa.

L’ufficiale, con molta probabilità, non capiva ancora di volteggiare proprio sulla linea di confine, ma poco dopo strattonò le corde del paracadute dando a tutti coloro che l’osservavano da terra la chiara impressione di voler atterrare in territorio svizzero.

In effetti al di qua e al di là della Tresa si erano radunate moltissime persone in quanto la discesa di un paracadute in quelle zone doveva essere senz’altro un fatto sensazionale, se non unico, per quei tempi.

Se fosse atterrato su suolo svizzero, ci sarebbe stata la salvezza, mentre in Italia, nella migliore delle ipotesi, sarebbe divenuto prigioniero dei soldati tedeschi.

La gente di Ponte Tresa, gesticolando ampiamente, gridava al giovane pilota di spostarsi verso la Svizzera, ma il capitano stava ormai per posarsi su di un campo di Ponte Tresa italiana, quando però, prima che toccasse terra, una pattuglia sparò contro di lui, nonostante avesse aperto le braccia per mostrare di essere disarmato.

Il capitano Everhart, ormai morente, venne portato via fra la silenziosa costernazione della popolazione di Ponte Tresa Italia e le grida e le invettive degli abitanti al di là della Tresa che urlavano “Assassini, assassini!”.

Questo fu l’unico, tragico episodio che coinvolse direttamente le popolazioni del Malcantone e della Valmarchirolo, e ancora oggi, in occasione della festa annuale delle Forze Armate, viene ricordato dalle autorità italiane con la posa di una corona di alloro presso la stele posta in via Don Melli.

Grazie ai bambini delle Classi Terze della nostra Scuola Primaria (anno scolastico 2011/2012) sono stati recuperati alcuni reperti dell’aereo precipitato nel 1945 che, dopo i lavori di restauro, verranno esposti al pubblico.


A cura dell’Insegnante 
Domenico Righetti