Cenni Storici

Il Comune è costituito dai due centri di Lavena e Ponte Tresa ormai praticamente formanti un unico nucleo abitato.

Anticamente però esisteva solo Lavena, dovendosi attendere la separazione dell’omonimo centro di là del fiume con l’annessione al Canton Ticino (1500) per parlare di Ponte Tresa italiana.

Opportune quindi due ricostruzioni storiche.

LAVENA è l’origine antica del Comune. Il nome da molti semplicemente interpretato in chiave latina (vena) è certamente di origine preceltica, pertanto anteriore al X secolo a.C. dove “ven” o “uen”, “uin”, “inn”, preceduti da articoli tardo latini, sta per “acqua” o meglio “canale d’acqua”. Qui sorse il primo villaggio su terrazzati ed alte palafitte lungo tutto il canale (oggi lo stretto) e fu abitato da popolazioni ibero-liguri e soprattutto celtiche. 
Ritrovamenti sotto il livello delle acque e susseguenti a scavi fatti da studiosi di questi luoghi confermano il passaggio di tali civiltà. Sin dall’età del bronzo Lavena fu un centro di smistamento lacustre, attività che continuò anche nel periodo paleocristiano longobardo fino all’epoca romana e medioevale. Anche se non accertata, non è esclusa attorno al 450 la presenza nel villaggio di “ariani”. 
Le battaglie fra Longobardi e Franchi nella valle del Tresa (590) le lotte religiose, la necessità di difendersi da scorrerie, favorirono la costruzione di una roccaforte che diventerà poi un vero e proprio castello fortificato. 
Il nome di Lavena è documentato la prima volta nel falso “praeceptum” di re Liutprando del 2 aprile 712 (redatto però tra il 1036 e il 1050 su documenti autentici) in cui si cita il monastero di S. Pietro in Ciel d’Oro di Pavia come proprietario di beni siti a Lavena. A reggere la chiesa di quel possedimento l’Abbazia destinò dei religiosi il cui capo era chiamato “priore”. Durante la guerra decennale tra Como e Milano (1118-1127) Lavena viene incendiata dai comaschi che assaltano il castello e distruggono la flotta (1122). 
Si salva solo la chiesa che era gestita dai Canonici Regolari del monastero di Pavia chiamati anche Lateranensi. Con la pace tra le due città e la ridefinizione dei confini, la Valmarchirolo, e quindi anche Lavena, viene ceduta ai milanesi e passa dal punto di vista amministrativo-civile alla Pieve di Valtravaglia, rimanendo ecclesiasticamente dipendente da Agno e dalla Diocesi di Como; da Agno si staccherà solo nel 1633 come vicariato foraneo indipendente. Il centro storico è composto da due nuclei abitativi non molto distanti fra loro: il più antico fa capo alla località Castello e si può datare all’incirca dal XII secolo; il più recente è quello della località Villa, che si è formato a partire dalla prima metà del ‘700. 
“La zona più interessante ed arcaica è “Castello” che si presenta con un portale d’ingresso a corte in parte rifatto, con arco a pieno sesto, cardini originali a piletta...; è databile ai secoli XII-XIII” (M. Frecchiami – C. Brasca). Fra gli edifici segnaliamo: Casa di via Casello (N° 6) con portale tardo rinascimentale; Casa Roncoroni, con facciata collocabile tra il 1600 e il 1625; Casa di via Canetti; Casa di piazza Bianchi; Casa di via Jori con portale del 1699 sovrastato da un affresco raffigurante la Natività di Cristo (1700); Casa di via Zanzi con bella facciata a tre piani del 1734. Nella località “Villa”: un portale di fine settecento in piazza Bonavia e Casa Patti con prospetto databile agli ultimi anni del XVIII secolo o ai primi del XIX. Al 1919 risale Villa Mina (ora Villa Lavena) recentemente restaurata, situata nelle vicinanze dell’antica parrocchiale demolita nel 1960. Numerose le, villette moderne. 

La vecchia chiesa abbattuta dedicata ai SS. Pietro e Paolo, subì nel corso dei secoli vari rifacimenti che si possono ricondurre a tre fasi: preromanica, romanica e tardorinascimentale. Risale a questa ultima fase la costruzione del nuovo campanile, che verrà restaurato nel 1949 e rafforzato negli ultimi anni del ’70. Nel ‘700 anche la navata centrale fu voltata a mezzodì con grave pregiudizio per la stabilità della costruzione già in pericolo a causa delle ricorrenti piene del Lago.
La chiesa sussidiaria, detta di S. Maria della Porta per ricordare un precedente edificio sacro, databile ai secoli XV-XVI, che sorgeva nei pressi di una delle porte d’accesso al borgo medioevale, venne realizzata negli anni 1660-1670. 
All’interno, di una sola navata, si conservano: un affresco strappato, proveniente dalla parrocchiale, di scuola tardo luinesca (1600-1625) che riproduce il Battesimo di Cristo, un altare della fine del ‘700, una statua lignea raffigurante la Madonna, del ‘600; in sagrestia due affreschi (S. Carlo davanti alla Vergine e Angeli) di scuola popolare barocca, datati 19 settembre 1699; nella cappella di S. Carlo un altro affresco di fattura popolare rappresentante S. Carlo e S. Giuseppe. 

PONTE TRESA ha una storia abbastanza recente. Infatti pur essendo il toponimo legato alla costruzione di un ponte di legno per attraversare il fiume (VIII-IX sec.), Ponte Tresa prende la sua configurazione di comunità attiva solo dopo la costruzione del ponte del 1846. La prima testimonianza certa concernente il guado del Tresa si trova in un passo famoso della “Historia Francorum” di Gregorio di Tours (544-596), “che racconta un tentativo dell’esercito Franco di Audevaldo, proveniente da nord, di venire a contatto con i Longobardi stanziati sulle sponde al di qua del Tresa, avvenuto nel 590 e risoltosi con l’uccisione di un solo longobardo che aveva osato insultare i nemici” (M. Frecchiami – C. Brasca, “Valganna e Valmarchirolo”, a cura della Comunità Montana, 1982). 
Di un ponte (probabilmente in legno) sul Tresa si fa menzione in un documento privato siglato a Lugano nell’anno 875, presenti due fratelli “de Ponte Tretia”, Warino e Biagio. Probabilmente “Tretia” “Trexia” nei secoli, è innegabile abbia avuto dal ponte la spinta a diventare ciò che è oggi anche se la storia passata attraverso il fiume con i Longobardi, i Romani, i Franchi, Barbarossa, gli eserciti dei Visconti e degli Sforza, le milizie svizzere, l’armato austro-russa, le truppe del regno italico, non ha lasciato qui vestigie. 
Zona di sosta e di raccolta, prima di passare il Ponte e continuare, per rifornire e combattere, la strada “Regina” vede sorgere attorno alla seconda metà del 1500 le prime costruzioni. Sono stalle, rimesse utili ai mercanti longobardi che acquistano il loro bestiame alla grossa fiera di Lugano e deve transitarlo di qua dal ponte, pagando il pedaggio. 
Si forma un primo tessuto abitativo nelle vicinanze del fiume che nel periodo di Maria Teresa d’Austria ha già gli aspetti di quell’agglomerato da noi oggi definito “centro storico” pur non conservando testimonianze di rilievo, se si eccettua il portale di pietra della casa Tettamanti di fine ‘700. Anche la chiesa parrocchiale è moderna: intitolata al SS. Crocifisso, è stata costruita nel 1960 (i lavori sono però continuati anche in seguito); all’interno si custodiscono opere d’arte eseguite negli anni ’60, quali altorilievi, in ceramica, di Angelo Biancini; una Sacra Cena, in ceramica, di Moscardin Muttenz di Basilea; un Crocifisso realizzato con la tecnica del mosaico, di Antonio Galati, nella cappella degli Svizzeri. Di recente, il pittore Aste ha donato tutta una serie di suoi dipinti sulla vita della Madonna e della Passione di Cristo. 
Dagli anni ’50 in poi Lavena-Ponte Tresa ha conosciuto un notevole sviluppo dovuto al fenomeno del frontalierato con la Svizzera e al fatto di essere sede doganale; considerevoli infatti risultano il movimento turistico di passaggio da Ponte Tresa, sopratutto d’estate e il traffico commerciale, sul nuovo ponte-viadotto costruito nel 1962, 

L’incremento demografico dei due centri è stato rilevante passando dai 1300 abitanti registrati nel 1950 ai 5038 censiti nel 1981 (oggi sono 5645). Le risorse locali sono rappresentate da imprese edili, artigiane e da un intenso commercio. Ottime le attrezzature per lo sport e il tempo libero; presenti diverse associazioni ricreative culturali. Discreta la ricettività.